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Assistenza domiciliare

Assistenza domiciliare

Il malato terminale è colui verso il quale la terapia medica non offre più alcuna possibilità di guarigione o di remissione. Egli è un ammalato diverso, uno che sa di dover morire ma combatte per vivere e la cui sola prospettiva sembra essere quella di una terapia da continuare fino alla fine delle sofferenze. Purtroppo non si può impedirgli di morire quando questo tempo è venuto, né di soffrire negli affetti, perché questa sofferenza fa parte del processo del morire.

Si può però evitare che questa sofferenza non venga vissuta nella solitudine e nell'abbandono. Bisogna essere capaci di aiutare chi vive il tempo ultimo della sua esistenza a guardare l'albero della sua vita e a sapervi scorgere più che le foglie cadute i frutti prodotti ed i germogli che spuntano sui suoi rami... In tale modo si potrà aiutare l'uomo a vivere, nella pienezza della sua umanità, l'esperienza della sua sofferenza.

E' necessario che il paziente terminale non sia più solo con la sua malattia. L'amore e l'affetto dei familiari e di quelli che lo circondano, possono e devono rappresentare davvero un supporto psicologico ed una grande consolazione. La famiglia del malato terminale ha problemi psicologici forse ancora più gravi del malato, perché sa la verità e di solito cerca di nasconderla alla persona cara. Quando il congiunto sta per essere dimesso dall'ospedale, la famiglia è già stata mobilitata per il periodo del ricovero e si trova di fronte a questa nuova incombenza che, apparentemente, sembra lasciare più respiro rispetto alle notti e alle lunghe giornate di assistenza ospedaliera.

Nella realtà c'è tutta una serie di compiti molto importanti che vengono trasferiti alla famiglia e riguardano tutte quelle incombenze che prima erano svolte dal personale ospedaliero. Quando il paziente è in condizioni tali da dipendere dagli altri per la cura di se stesso emerge una figura familiare che è quella che viene definita "assistenza principale". Questa persona della cerchia familiare si assume le maggiori responsabilità in relazione alla cura e all'assistenza del malato. Col peggiorare della malattia cambiano i ruoli all'interno della famiglia. Si assiste ad una progressiva cessione di ruoli importanti dal malato alle persone che lo circondano.

Tutto questo non avviene in modo indolore perché il malato spesso cerca di conservare le proprie prerogative anche se effettivamente non può esercitarle e per alcuni familiari le nuove responsabilità possono anche spaventare. Spesso si tratta di cose apparentemente banali come i rapporti con la banca o il commercialista che, però, riescono a mettere in crisi l'equilibrio della famiglia. Col passare del tempo i familiari che si occupano assiduamente del malato non hanno più lo spazio per le attività che di solito procuravano benessere. L'impegno è sempre più gravoso e si va incontro a un sovraccarico che prima o poi si ripercuote sul fisico e sul morale e porta a crolli. I segnali di allarme sono i sintomi come insonnia, ansia, depressione, senso di impotenza, e difficoltà nell'equilibrio familiare.

Quando si assiste un parente a casa occorre dimenticarsi la frenesia e l'iperattività che caratterizza il nostro tempo. Si corre molto di meno e si dedica più spazio alla conversazione, al dialogo e anche al contatto fisico. Si riscoprono delle cose importanti di se stessi e del familiare. Si diventa intimi ed introspettivi. Si filosofeggia sul valore della vita e si svalorizza il consumismo.

Assistere un malato a casa fa ridiventare entrambi persona.

 

 

 

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